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Pezzo per San Valentino

Questo è un pezzo per San Valentino.
Ed è un pezzo che voglio scriverlo. Più o meno da quando ho letto sul sito del Corriere un’indagine che conferma quello che penso: la tecnologia fa male all’amore. Non fraintendetemi: come tutti, anch’io sono dipendente dai miei device, con gli amici chatto più di quanto esco, e se voglio cercare qualcosa apro prima un motore di ricerca che un cassetto. In mezzo a tutta questa frenesia tra reale e virtuale ecco che è arrivato un bug imprevedibile: mi sono innamorata. E tutto è diventato complicato, perché quando poi ti innamori la vita virtuale ti sembra quello che è: utile, certo, ma anche inconsistente, irreale, immateriale se poi non ha riscontro nella realtà concreta, pratica, tangibile. Una volta ho letto i risultati di una ricerca che stimava la velocità ideale delle carezze: tra i 3 e i 5 cm al minuto. E il fatto è che la virtualità non prevede coccole, tenerezze e altre cosucce che ci rendono persone più felici in tutta la nostra limitata, umana carnalità. In più, la socialità da web è una piaga, quando hai un amore da vivere. Read More

Occuparsi della violenza: non è facile, ma è giusto


Lo sapete già se siete su Facebook e avete amici coinvolti nei dibattiti sul genere, se siete iscritti alla mailing list della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia, se frequentate blog che trattano il tema della violenza come Un altro genere di comunicazione, Rete delle donne o Se non ora quando, ne siete a conoscenza se simpatizzate per la Casa delle Donne onlus, se seguite su twitter le community che si battono per i diritti civili, se frequentate amicizie in cui il dibattito sui conflitti di genere è un tema appassionante che vale la pena sollevare perché include un largo ventaglio di diritti civili sempre più a rischio di essere cancellati.

Non ne sapete niente se siete una persona che si informa solo dalla televisione, se ascoltate stazioni radio pop dove i programmi di intrattenimento oggi lanciano temi come “saremo più o meno felici con l’ora legale”, se non avete alcuna socialità nel virtuale, se avete prenotato l’anteprima per il prossimo cinepanettone, se sentenziate ad alta voce e in pubblica piazza che Belen è una pessima madre (e che ve l’aspettavate anche prima), se liquidate le donne in prima linea affermando ad alta voce che perdono in femminilità, se dite con convinzione che gli uomini vengono da marte e le donne da venere, se ascoltate Giovanardi con sollievo pensando che c’è chi la pensa come voi, se vi siete sposati senza fare accordi prematrimoniali perché tanto l’amore sistema tutto, se siete uomini sicuri che ci sono lavori fatti solo per voi e se siete donne convinte che spetti a voi tenervi stretto il vostro uomo.

Ma se state leggendo questo post, allora adesso lo sapete anche voi: o ggi è il 28 ottobre e oggi anche a Brescia si svolgerà l’iniziativa POSTO OCCUPATO. Se vi interessa l’inchiesta, cliccate sul link e andrete al sito in cui ci sono notizie, fotografie e materiali di approfondimento. Se invece vi interessa partecipare, allora dovete fare così:

oggi occupate un posto. Read More

A. Con. Per. L’importante è fare l’amore.

VintageCouple
La mia nonna era una donna d’altri tempi. Tra lei e me c’è un secolo breve, due guerre, nove gravidanze, sette figli diventati adulti. Una parte della mia formazione in fatto di relazioni la devo a lei. A lei e al Cioè, ché quando io mi sono improvvisamente accorta che esistevano i maschi e abitavano il mio stesso mondo e in fondo non erano poi così male -anche se bastava lanciargli una palla perché si mettessero a correre come dei cani- non c’era internet. E di certe cose ce ne metti un bel po’ prima di renderti conto che puoi parlarne con mamma realizzando che è una donna anche lei e, in qualche modo, c’è già passata.

Dopo nove gravidanze mia nonna aveva da insegnarne parecchie sulle conseguenze dell’amore. E, più precisamente, sulle conseguenze dirette del fare all’amore.
Che ai suoi tempi era una cosa seria e noiosissima. Fare all’amore a qualcuno significava corteggiarlo formalmente. Cioè passare le serate mano nella mano seduti in salotto sotto lo sguardo attento e inquisitore di parenti e animali domestici. Fare all’amore, ai tempi della mia nonna, valeva più o meno come l’abitudine a farsi compagnia. Read More