Posts tagged maternità

i diritti delle bambine

Ieri il Giornale di Brescia ha dedicato ben due pagine alla mozione votata in sessione straordinaria dal consiglio comunale di Verona, cogliendo l’occasione per un report sulla situazione bresciana. L’aver taciuto la finalità dell’operazione (dirottare risorse pubbliche), aver sorvolato su chi l’ha condotta (il condottiero leghista sull’omofobia) e qualche dato decontestualizzato (i numeri sulla RU), mi hanno spinta a scrivere ieri una lunga lettera al Direttore.
Scusatemi l’eccesso di passione. Read More

contro la vita

da quando Verona si è dichiarata città a favore della vita sento il bisogno di dire cosa penso.

volete che facciamo figli, con o senza il nostro piacere, con o senza il nostro consenso, con o senza la nostra salute, con o senza violenza.
volete che facciamo figli maschi, da consegnare nelle mani di un clero che resta intoccabile anche quando commette violenze indicibili.
volete che facciamo figlie femmine, che imparino presto che è normale essere seduttive per avere attenzione, che essere desiderabili è l’unico impegno della loro vita, che sentirsi Read More

Royal freak


La mia seconda gravidanza l’ho passata quasi interamente in ospedale. Stavo nel reparto delle mamme a rischio e, rispetto alle mie compagne, ero una di quelle che stava meglio. Ho visto cose, in sei mesi, che nessuna donna dovrebbe sapere prima o mentre decide di avere un figlio. E nonostante questo, continuo a trovarci una sorta di misterioso fascino e anche di affascinante e innegabile gioia quando una donna decide consapevolmente di affrontare l’esperienza della maternità.
Gli svedesi hanno un detto: i bambini sono come le puzze, a ciascuno piacciono solo le sue. A me i bambini piacciono; ma gli svedesi ci vedono giusto. E nonostante sia solidale con le altre mamme e generalmente affettuosa coi bambini altrui, i miei mi bastano e mi avanzano.

Con questa premessa, ora dovrei scrivere che il delirio sui bambini reali mi lascia indifferente. Invece no. Queste settimane le sto vivendo molto male. So che la principessa inglese sta bene, quindi di certo non ha avuto quello che ho avuto io; né tanto meno qualcosa di orribile come quello che vedevo accadere intorno a me. So anche che ha atteso le doglie nel suo comodo letto e non in uno stanzone da sei, dove la privacy per le visite, anche d’urgenza, era una tenda oltre la quale ogni tanto sentivamo le ostetriche urlare “signora, mi sente? riesce a sentirmi? oddio, questa non si risveglia”. So che ha avuto il meglio e sono contenta per lei, che può permetterselo. Noi, della prima ginecologia, avevamo personale attento e sempre operoso, che si divideva per stare dietro a tutte noi, che quando partivamo per la sala parto non sapevamo mai se saremmo tornate, in quale stato e in quanti vivi.

La vicenda del royal baby e dell’asilo globale dei bambini reali mi turba per ben altre questioni. La prima è che la mia casella mail è infestata di comunicati stampa come questi:

A Lecce giovedì 25 luglio alle ore 18 in onore del Royal Baby saranno piantati un ulivo, una vite ed un leccio. Con “Thank_UK” gli studenti del “Galilei – Costa” e la Provincia di Lecce ringraziano il popolo britannico per il crescente interesse nel Salento e invitano tutti a partecipare.

Ora. Capisco tutto, ma una scuola deve invitare tutta una città per un atto simbolico dedicato alla nascita dell’ennesimo bambino ricco e potente in un castello di rappresentanza? Non c’è nient’altro di meglio da celebrare, magari da ricordare insieme ai ragazzi, alle famiglie e alla città?
E questo tipo di comunicati non riesco nemmeno a paragonarli ad altri, che letteralmente mi bombardano da settimane. E che sono quelle dei siti di scommesse. Ve ne allego uno, tanto per farvi capire di cosa parlo: Read More

l’orrore di una medicina che non cura

Ho letto su INternazionale un articolo vergognoso.
Così, ho scritto al suo direttore. Vi dirò se otterrò risposta.

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Gentile Direttore,

da fedele abbonata, da attenta lettrice, da persona adulta, da madre, da donna e da cittadina le scrivo.
Con orrore crescente ho letto l’articolo contenuto nello scorso numero 924 firmato da Michael Specter e titolato “Resistenti al vaccino”.
Affermazioni come

diversi studi dimostrano che i vaccini contro il morbillo sono sicuri e non hanno nessun rapporto con l’autismo

mi turbano profondamente, soprattutto se presentati senza un contradditorio, senza una fonte di riferimento (dato che i dati della Food& Drug Adm. dimostrano esattamente il contrario) e gettati a fondamenta di una tesi più simile a una chiacchiera da bar che a una ricerca accurata. Su che criterio avete selezionato la fonte? Forse che il New Yorker vi sia stato sufficiente?

Gentile Direttore, a un leghista che le cita l’aggettivo “padano” nel marchio del Grana come fondamento socio-culturale dell’esistenza della Padania, cosa risponde?
Come le è dunque possibile con leggerezza permettere la pubblicazione di un articolo che accusa chi sceglie di non vaccinarsi un pericolo per la società, una mina vagante, un pessimo cittadino?
Ci sono stati anni in cui denunciare un vicino di casa di differente religione o colpevole di amare persone del suo stesso sesso era atto di patriottismo. O anche: è solo recente conquista il riconoscimento che la violenza sulla propria compagna sia una violenza alla persona, come tale perseguibile e non, com’è stato da sempre, una sorta di diritto naturale del maschio sulla donna di sua proprietà.
Negare i numeri delle vittime delle vaccinazioni di legge è negare la nostra storia civile, di cittadini e di utenti di una sanità (nazionale e mondiale) controllata -come tanti altri settori- da interessi economici prima che dalla tutela della salute pubblica. Affermare altresì che un virus dichiarato pandemico

potrebbe dissolversi, come pare sia avvenuto all’H1N1

poi, significa non curarsi di un macchina del terrore sanitario globale che include inutili quanto redditizie iperproduzioni farmaceutiche, razzismo alimentare e compattamento politico nazionale.

Gentile Direttore, mi piacerebbe presentarle mia nipote, una bimba adorabile, diventata autistica dopo una febbre da post-vaccinazione ordinaria anti-morbillo che le ha dato terribili effetti collaterali. O vorrei che fosse stato al mio fianco di fronte al mio pediatra, formatosi ai corsi di aggiornamento finanziati dalla grandi farmaceutiche, convinto sostenitore dei benefici del vaccino.
La ragione addotta più frequentemente alla sicurezza dei vaccini è che non hanno sintomi. Ma mi dica, gentile Direttore, quanto definerebbe sicuro un qualunque farmaco che le provocasse una reazione con febbre oltre i 40°?
Provi a segnalarlo al suo dottore. E provi a sentirsi dire che “è una reazione normale”, gentile Direttore, e che è lei ad avere qualcosa che non va.
Provi a recarsi all’ASL e chiedere vaccini singoli, non depotenziati al mercurio, a rifiutare l’esavalente e a chiedere di esercitare il proprio diritto -in qualità di cittadino italiano- al dissenso informato. La prego, gentile Direttore, provi.
Io l’ho fatto.
E le dico che non è facile. Che i luoghi comuni, come quelli propagandati da questo articolo superficiale e fazioso, sono così lenti da sradicare che occorre l’impegno in prima linea di tutti noi. E che di certo non aiuta nessuno un articolo fondato sul paragone tra croste secche di vacca vaiolosa e moderni ritrovati scientifici contro ogni tipo di virus; che esiste, che verrà e che, in ogni caso, sarà pubblicizzato a dovere per garantire un buon ritorno d’immagine e un profitto a molti, moltissimi zeri.
Il dissenso informato è una conquista di tutti i cittadini italiani, gentile Direttore, e non solo delle regioni da voi citate.
Ma il dissenso informato prevede che esista un’informazione approfondita sui rischi di ogni trattamento, anche se in altre epoche e su altri morbi ormai eradicati ha ottenuto validi risultati su larga scala.

Gentile Direttore, vorrei che lei tenesse impegno all’elevata qualità da sempre perseguita dal suo periodico, offrendo nei numeri a venire un approfondimento al discorso delle vaccinazioni, con cifre e indagini attendibili, in un contradditorio tra sostenitori e critici.
Lo deve ai suoi lettori e lo deve a me, madre di due figli con una rara malattia genetica per cui ogni stato febbrile diventa un pericolo dalle conseguenze imprevedibili.
Ha mai provato, gentile Direttore, a sentirsi definire “un pessimo padre” perché si rifiuta di sacrificare i suoi figli nel roveto ardente dei loghi comuni?

Con rispettoso affetto.