Posts Tagged: sesso

la generazione dei corpi tiepidi

l’Huffington Post ha pubblicato nei giorni scorsi un bellissimo post di Krysti Wilkinson, che oltre a essere una donna intelligente, ha la mia stessa fatale dipendenza: il gelato.
il post ha un titolo senza possibilità di obiezione: We are the generation who doesn’t want relationships, noi siamo la generazione che non vuole relazioni. per la versione italiana del portale Milena Sanfilippo ne ha fatto una traduzione efficace. come sempre, nella nostra lingua tutto suona più dolce. ma il messaggio è chiaro; e seppure in disaccordo, sul merito o sulle argomentazioni, non di meno non lo possiamo ignorare.

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We want a second coffee cup in our Instagrams of lazy Saturday mornings, another pair of shoes in our artsy pictures of our feet. We want a Facebook official relationship every one can like and comment on, we want the social media post that wins #relationshipgoals. We want a date for Sunday morning brunch, someone to commiserate with during the drudge of Mondaze, a Taco Tuesday partner, someone to text us good morning on Wednesday. We want a plus one for all the weddings we keep getting invited to (how did they do it? How did they find their happily ever after?). But we are the generation who doesn’t want a relationship.

We swipe left in hopes of finding the right person. We try to special order our soulmate like a request on Postmates. We read 5 Ways to Know He’s Into You and 7 Ways to Get Her to Fall For You, in hopes of being able to upcycle a person into a relationship like a Pinterest project. We invest more time in our Tinder profiles than our personalities. Yet we don’t want a relationship.

Scrivere male di sesso

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manca pochissimo per sapere quale sarà il grande autore vincitore di una delle mia competizioni preferite: il Bad sex in fiction award, il premio che da oltre vent’anni la Literary Review inglese attribuisce alla peggior scena di sesso contenuta in un’opera letteraria originale. giusto ieri sera discutevo del perché scrivo di erotismo (di porcherie, come mi dice qualcuno), del perché lo faccio, del perché a mio parere ce n’è un estremo bisogno e della difficoltà di affrontare la scrittura di una dimensione tanto universale quanto controversa come quella legata all’eros, alla coppia, alla seduzione, all’intimità, al sesso.
i Bad sex in fiction award mi rimettono sempre in pace col mondo. perché anche i grandi scrittori (come i grandi poeti, o i grandi registi) qualche volta non sanno scrivere bene di erotismo. e se questi sono i peggiori, esiste tutta una terra di mezzo di mediocri. ai quali vanno sottratti quelli che, prima di dare il visto si stampi, preferiscono sottrarre ai loro personaggi la sfera dell’intimità.
è un po’ come nella vita, che quando incontri qualcuno e ti fai un’idea su di lui, poi a letto non puoi mai davvero sapere prima come sarà. e qualche volta, comunque, anche se è bravissimo, in qualche modo non funziona.

tra i nomi di quest’anno ci sono anche degli insospettabili, come la Jong.
e se siete curiosi,

Mr. Lover Lover

Lo incontri e gridi: epifania!
 È lui, lʼuomo che nei tuoi più sfrenati e orgiastici desideri primaverili hai sperato di incrociare, quando gli ormoni si risvegliano e le gonne si accorciano.
 Mr. Lover Lover potrebbe tranquillamente tenere un corso a Sting sullʼarte del sesso tantrico: lui è quello che di fronte ai tuoi sfiniti rantolii dopo treoretre di sesso acrobatico replica con un sorrisetto: “non sono un eiaculatore precoce” e tu, meschina, piegata e sorniona, grata e incredula, erigi a fallico totem dellʼamore, persa in priapici riti di iniziazione e incline al più totale e anacronistico abbandono decidi di sfidare sorte, raziocinio e buone convenzioni pur di avere la tua “dose”.
In effetti non possiamo biasimarti: chi non vorrebbe fare sesso con lʼuomo più dotato in materia mai incrociato sul tuo pellegrinaggio di ignoranticlitoridei/minusdotati/tarantolatidellamissionaria/ eiaculatoriprecoci/allergiciallafiga/adoratoridelpiede?
Mr. Lover Lover è uno che ne sa. Non penserai mica che sia arrivato a sublimare a tal punto lʼars amandi con un corso della Cepu?

Sfuggente peggio di un’anguilla, Mr Lover Lover è un vero artista nel tenerti sulla corda. Ma con lʼineccepibile arte del “ vorrei ma non posso”.
 Che sia un’improrogabile riunione ai vertici della Cia, un irrisolvibile problema familiare, un inderogabile appuntamento con uno esperto di medicina nucleare, o si tratti di salvare il mondo dalla prossima fine pronosticata dai Maya, lui ha una missione che è sempre più importante di te. 
Ma non è così grossolanamente bastardo da dirtelo, perché alla fine zompettare tra le lenzuola (anche) con te è pur sempre una delle sue attività preferite.

Perciò sfodera la carta dei “vorrei ma non posso e ti amo ma devo” e ti lascia in attesa fino al suo (fin) troppo prevedibile picco ormonale quando -fanculo a riunioni al vertice, operazioni a cuore aperto e amici in crisi di astinenza!- verrà da te per soddisfare la sua primario e indifferibile missione:

il buco di bilancio [se il sesso anale fa bene all’economia]

un amico mi segnala una notizia su Il Post che riassume sinteticamente il dibattito in corso dopo la pubblicazione di un’articolo firmato dalla data-journalist Mona Chalabi per il sito FiveThirtyEight. il pezzo è basato sul celebre studio dell’Università dell’Indiana pubblicato per il NSSHB – National Survey of Sexual Health and Behavior nel 2010, il più vasto e complesso in termini di monitoraggio della sessualità umana dai tempi del rapporto Kinsey e condotto su oltre 6000 soggetti tra i 14 e i 94 anni.

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la Chalabi rimescola le statistiche e mette in relazione il gender gap e relazioni umane, a letto e in molti altri posti, compresa l’economia. così, se durante il sesso un uomo viene più o meno sempre, per le donne raggiungere l’orgasmo non è così facile. ma la statistica ci dice che esiste un’eccezione: quella dei rapporti che includono il sesso anale.
ed ecco che in pochi giorni si è scatenato un dibattito tra giornalisti, sociologi ed economisti il cui verdetto quasi unanime può essere riassuno così: praticare più sesso anale ci aiuterebbe a risollevare l’economia.

l’insospettabile feticismo del febreze [la mia personale opinione sul film 50 sfumature di grigio]

a me il film di cinquanta sfumature di grigio mi è piaciuto più del libro. sul serio. anche se poi vi sembrerà che invece no.
intanto è molto più breve. poi non mi sono richiesti sforzi; nemmeno quello di restare sveglia. poi ci sono un sacco di bei vestiti. e a me le tamarrone pre e post beyoncé che sussurrano nel mic mi garbano sempre.
seriamente: va visto. perché ogni generazione ha il suo film scandalo, da jules e jim a basic instinct, passando per robe inguardabili tipo nove settimane e mezzo e orchidea selvaggia. quindi non protestate: qui si fa come dico io. e come dice mr. grey. che era meglio -va detto- quando non era reale. perché le fantasie sono fatte così: quando ce le hai lì, in carne e cuoio, il mistero prende il volo. e comunque il mistero, se mai ce n’è stato uno, o anche solo mezzo, o perfino un’intuizione, non ha mai abitato qui, né nelle case dove i tomi di e.l.james sono entrati con lo stesso atto d’acquisto e la stessa sintassi del febreze.
il film calza sul libro aderendogli perfettamente. con tutto quello che vi ha appassionato (l’attrazione tra di loro) e

Sally ti presento Harry. O di come anche gli uomini fingono a letto

oh ooh o-ooooh.

fa di nuovo scalpore in questi giorni la notizia che anche agli uomini capita di fingere l’orgasmo. anch’io ne fui sorpresa – di più: sconvolta – alla prima pubblicazione, due anni fa. e ne feci un’inchiesta per Grazia.
alla ricerca dell’orgasmo perduto, ho setacciato la rete per scoprire quello che gli uomini non dicono. tra i siti più interessanti vi segnalo:

  • datingadvice.com, dov’è stata pubblicata la ricerca che ha dato spunto all’inchiesta e che si intitola “1 in 4 Men Say They Have Faked an Orgasm”
  • pnas.org, la rivista da cui sono tratti esempi di maschi che in natura muoiono a causa del sesso
  • odiami.it, dove sono elencati alcuni tipi di orgasmo maschile da poter fingere
  • kate-book.com, che riporta programmi di allenamento maschile dei muscoli di Kegel
  • thefrisky.com, tra le cui pagine si nascondono i forum contenenti inconfessabili segreti tra uomini
  • dr-zucconi.it, il blog dello psicoterapeuta Paolo Zucconi che ho intervistato per questa inchiesta

e qui di seguito ecco cos’ho scoperto sugli uomini che fingono a letto. godetevi la lettura!

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Almeno un uomo su quattro ha finto almeno un orgasmo durante almeno un rapporto sessuale all’interno di almeno una storia. Quando ho letto la notizia, lo confesso, mi sono molto sorpresa: ero vittima anch’io del luogo comune che vuole solo noi donne campionesse indiscusse di bugie nel sesso. Eppure, quando ne ho parlato con gli uomini, a voce oppure tramite la rete, la risposta è stata ancora più sorprendente: l’hanno fatto tutti. Quindi a differenza del sondaggio che il sito americano DatingAdvice.com ha condotto su un campione di oltre mille uomini adulti stabilendo che almeno il 22% di loro finge letto, il mio campione pari a un numero imprecisato di maschi italiani sessualmente attivi mi dice che il 100% di loro fingono. E che lo trovano una cosa normale. “Succede a tutti!” mi hanno detto e scritto. Ho avuto un minuto di terrore: mi sono sentita per un momento Henry di fronte a Sally nella celebre scena del film in cui lei simula un orgasmo da grande serata mentre aspetta l’insalata. E d’improvviso non era più così divertente!
Se è vero che tutti gli uomini fingono a letto, allora qualcuno (almeno uno) ha finto anche con me. Ma come ha fatto? E perché?

la torta con la panna (un post su Rocco Siffredi e il Natale)

in questi giorni mi è ricapitato tra le mani la celebre biografia di Rocco Siffredi pubblicata da Mondadori (la trovate qui).
se non l’avete mai letta, natale è il momento giusto per regalarla e regalarvela. vi assicuro che sarà una lettura sorprendente.
e siccome è domenica, siamo sotto le feste e sto esagerando coi dolci (se non ti lecchi le dita, è natale solo a metà!) mi sono ricordata di un pezzo scritto per Grazia, pubblicato nell’autunno 2011 e che parlava proprio di Rocco; e delle feste.
buona lettura e buon appetito!

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In una recente intervista rilasciata a Flair, Rocco Siffredi ha raccontato di fare sesso con la moglie, la bellissima Rosa Caracciolo, in media almeno una volta al giorno. Non c’è niente di male, certo. Però mi sono messa a fare due conti. Rocco Siffredi e Rózsa Tassi (il vero nome di sua moglie, con un passato da miss Ungheria ed ex collega) sono sposati dal 1993, cioè da quasi vent’anni. In più, considerando che lui viaggia molto, la media di un rapporto al giorno deve risultare dalla somma di giorni in cui la lontananza gli impedisce di fare sesso ad altri dove recuperano alacremente il tempo perduto. Se è vero quello che ha dichiarato Rocco, lui e la moglie hanno avuto finora non meno di 6570 rapporti. Una cifra considerevole su cui rifletto da giorni. Non è il numero che mi stupisce. No, in tutto questo sono shockata …da lei.

E poi tutto brucia | Don Giovanni secondo Graham Vick

questo post lo trovate anche sul blog del Corriere.it
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C’è un palazzo con una donna che grida – poi arriva il suo papà ma viene ucciso – e poi lui diventa una statua e don giovanni lo invita a cena – ma però lui non mangia (è una statua!) e invece lo porta all’inferno perché lui si comporta male con le donne – E tutto brucia.

Questo è come mio figlio (3 anni e mezzo) ha cercato di spiegare Don Giovanni in 30″ a sua nonna dopo che ieri ho passato la giornata a raccontargli cosa sarei andata a vedere oggi al Teatro Grande.
Mia figlia (5 anni), invece, prima si è spaventata per il convitato di pietra, poi ci ha pensato un po’ su e mi ha chiesto:
– Mamma, ma esattamente: cosa fa di così grave Don Giovanni da essere ucciso? A me non sembra così cattivo.

Ecco, il punto sta proprio qui: come la spieghi oggi “la colpa morale”? Nella storia del seduttore, che fa macchietta e spalluccia con il fido Leporello, cosa troviamo di così riprovevole?
Perfino io ho fatto fatica a spiegare ai miei figli concetti come onore, rispetto, cura. E ancora più fatica ho fatto a dare un peso reale al discredito, al menefreghismo, al disprezzo.
Perché quando i miti e le fiabe parlano di pericolo i mostri li riconosci subito; quando invece parlano di etica (cioè di come agiamo nella vita e nella società) e di morale (ossia le azioni che compiano orientandoci tra il nostro senso di bene e di male) ecco che le cose si fanno più confuse.
Don Giovanni non è un licantropo, uno stregone o un ciclope: è un uomo intelligente, colto, ricco e pure belloccio. Piace alle donne, che nell’opera di Mozart non gli resistono nemmeno il tempo di un’aria suadente. E quando spende i suoi soldi (e ne ha finché ne vuole) lo fa per divertirsi.
Dunque, cosa fa di così grave da dover essere ucciso? Qual è la colpa che espia da tre secoli di fronte a platee di tutto il mondo?

La festa a casa di Don Giovanni

I peccati capitali, si sa, non sono tutti uguali. Per me che sono laica la cosa è ancora più evidente: se qualche volta può capitare di vedere qualche pubblica condanna del profitto smisurato (variante lessicale dell’avarizia), dell’ira o dell’invidia, mai ho assistito a campagne pubbliche di contenimento della superbi, della gola o dell’accidia.
Al contrario, mi sento di dire che questo è proprio il secolo dei golosi – che cucinano e mangiano mentre guardano altre persone cucinare e mangiare alla tivù – e dei vanitosi, dei narcisisti, di quelli che alimentano la stima di sé col disprezzo degli altri.
E infatti nella regia di Graham Vick Don Giovanni non va all’inferno: si siede comodamente in platea; mentre quelli che lo accusano devono liberarsi velocemente dagli abiti che indossano perché la veste dei moralizzatori non gli si addice: nemmeno loro possono dirsi senza peccato.
Per Vick, Don Giovanni è uno di noi: l’elenco delle sue conquiste lo redige on line, realizza con lo smartphone foto e video, alle sue vittime toglie l’onore diffamandole su portali pubblici come Twoo (il nuovo Netlog), organizza festini con mailing list, realizza filmati privati che poi rivede sul suo computer.
Al centro della scena, c’è l’oggetto della colpa: il corpo delle donne.

Se ti lascio ti cancello

Grazia mi commissionò non molto tempo fa una breve guida per le lettrici, da usare nel caso di fine di un grande amore ai tempi dei social network.
io l’ho scritta; voi fatene quello che volete. io ve lo dico, petò: prima o poi, può tornare utile.

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C’era una volta lo scatolone: era quello anonimo, che montavi con grande determinazione per infilarci la sua felpa preferita, le lettere che ti aveva scritto, i dischi che ascoltavate, i libri che ti aveva prestato e quelli regalati con dedica romantica, la sua coperta preferita, la sua tazza, perfino il suo spazzolino e il fondo del barattolo di nutella avanzato dopo la vostra ultima colazione insieme. La fine di una storia d’amore è una separazione in due tempi: prima dal partner, poi dalle cose in comune. Almeno per un po’, almeno finché il dolore non è stato metabolizzato e si è pronti per andare avanti e conservare solo bei ricordi. Questo fino all’avvento dei social network. La rete oggi non è solo il luogo dove molte coppie si incontrano (la stima è ormai di oltre una coppia su tre) ma è anche la piazza virtuale in cui l’amore viene reso pubblico. Il web gronda di spremute di cuore degli innamorati, che producono fiumi di romanticissime foto, di messaggi, video, canzoni, articoli, post, tweet poetici e feed mielosi che la rete conserva e propaga potenzialmente all’infinito. È Facebook il social network più romantico: pubblicare foto con “tag” (una sorta di didascalia che associa altre persone alla nostra foto) del partner, infatti, esprime complicità e vicinanza e contribuisce a farci sentire legati, come spiega lo psicologo Christopher Carpenter della Western Illinois University. E se oltre 23,2 milioni di italiani hanno un profilo Facebook e di questi quasi 16,5 milioni lo usano abitualmente (dati Duepuntozero Research dal rapporto 2013 “Italia 2.0”) è lecito chiederci: cosa succede nel virtuale quando nella vita reale l’amore finisce?

Scaricati da un’app. Gli psicologi Steve Whittaker e Corina Sas dell’University of California di Santa Cruz hanno coordinato un’indagine per capire cosa succede alla vita virtuale di una coppia che scoppia. Lo studio si intitola Design for Forgetting: Disposing of Digital Possessions after a Breakup (trad. Progettare la separazione

Ma che amore!

L’amore è un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia e adesione, rivolto verso una persona, un animale, un oggetto o verso un concetto, un ideale. Oppure può venire definito, sotto un altro punto di vista (scientifico), un impulso dei nostri sensi che ci spinge verso una determinata persona.

inizia così.
e io non l’avevo mai letta la voce “amore” su wikipedia.
se siete curiosi, la trovate qui.
una pagina triste, mesta, banale, in cui l’unico guizzo di interesse lo si intuisce dalle voci correlate. ma tant’è. per fortuna, nel mondo reale e perfino in quello virtuale. si ama molto meglio di così.