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Dopo la sera del dì di festa [il comunicato EWMD su Colonia]

Ricevo e condivido pienamente il comunicato che le donne aderenti a EWMD pubblicano in merito ai fatti di Colonia, che ancora oggi non si placano.
Per fortuna, oserei dire: perché combattere la violenza e l’imbecillità non significa sopravvivere a una notte di festa.

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I gravi fatti di Colonia sono il sintomo di un disagio culturale e sociale che si canalizza e focalizza contro le donne, contro le loro libertà di muoversi e vivere come desiderano. L’azione coordinata e di massa a cui abbiamo assistito in Germania ad opera di immigrati e richiedenti asilo, mostra un malessere diffuso e un sentimento ostile forse comprensibile ma non tollerabile. Le delegazioni Italiane di EWMD European Women’s Management Development, International Network Condannano in modo inappellabile quanto accaduto e gli atteggiamenti di sottovalutazione che sono seguiti, spesso insultanti quanto i fatti dolosi. Sono consapevoli che c’è una cultura maschile a volte prepotente e violenta alla base delle aggressioni di donne a Colonia, la stessa cultura presente in piazza Tahir al Cairo e anche più vicina a noi quando si imputa ai comportamenti femminili, all’abbigliamento “disinvolto” l’insorgenza della violenza maschile. Non sottovalutano l’origine etnica degli aggressori ma auspicano che non venga utilizzata per nascondere le quotidiane violenze fisiche e/o sessuali che le donne subiscono nel nostro paese, in casa e al lavoro. Non accettano che la risposta a queste violenze collettive sia l’istituzione di no-go zones o codici comportamentali per le donne che ne limitino la libera espressione di sé. RITENGONO CHE debbano essere prese delle misure

Le bestie

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Io non sono un uomo. Ma se lo fossi, credo che in questi giorni più di altri sarei preda di un cortocircuito emotivo e di autostima, per il mio genere e forse anche per me. Tre episodi su tutti che dominano i nostri media. A Colonia, mille uomini festeggiano Capodanno molestando le donne in stazione; polizia e sindaco ricordano alle signore che un po’ se la sono cercata. Record del New York Times per l’ottimo articolo firmato da Rukmini Callimachi sulla minoranza Yazidi che include lo stupro tra le pratiche devozionali; l’articolo però generalizza e titola “L’ISIS incoraggia una teologia dello stupro”. E poi il toccante ritorno accanto ai figli di Pinky, la donna di Dello che il marito ha tentato di uccidere dandole fuoco. I bambini, che sono meravigliosi di fronte alle tragedie, ricordano a tutti che «la mamma è da toccare con attenzione». Quando toccò a me uscire da una relazione conflittuale e violenta, mia figlia sentenziò: «Mamma, non devi più voler bene a qualcuno che non ti vuole bene». Ha ragione lei.

Odio chi odia il Capodanno

Odio chi odia il Capodanno.
No, non è vero. Però detesto leggere a rimpallo da anni lo stesso brevissimo testo di Antonio Gramsci, proposto come se fosse una scheggia impazzita di cinismo e disincanto.
Gramsci ha scritto cose intelligenti. Anche questa naturalmente lo è. Ma prima di identificarsi con Gramsci bisognerebbe aver vissuto almeno in parte la sua vita.

Io non odio il Capodanno. Nemmeno lo amo. Però ne ho profondamente bisogno. Così come sono convinta che tutti noi ne abbiamo bisogno. Ancora di più da quando viviamo immersi in questa melma di socialità deviata a cui ci hanno rapidamente abituato i social network. La finestra sul mondo che ogni mattina apriamo snobbando nel 95 per cento dei casi il resto del web e che usiamo per affermare in eterno il nostro presente, sempre uguale a se stesso, fatto di buonismo, insulti anonimi che tali devono restare pena la censura e l’esilio, panorami struggenti, critiche senza destinatari, rabbia, gattini, bambini, e tutto il cibo e il sesso che ci è pubblicamente concesso.
Abbiamo bisogno del Capodanno perché non abbiamo più il senso del tempo. Perché abbiamo il terrore di fare un bilancio serio e approfondito degli scenari che ci circondano. Il Capodanno ci serve per vedere che non nevica più, che non c’è più freddo, che la nostra è una mezza stagione perenne, un medioevo antimoderno in cui non abbiamo rimesso in fila il passato più recente ed evitiamo di pensare al futuro per non cadere in depressione.
Io ho bisogno del Capodanno per fermarmi e alzare la testa, almeno una volta l’anno, e capire se ce l’ho ancora un piano a lungo termine, un’ambizione di vita, un senso e una direzione, e ogni giorno non è semplicemente uguale all’altro, occhi bassi e tirare avanti. Ho bisogno di una data in cui vedere i miei figli che crescono e capire se sto facendo qualcosa per loro o se, come hanno fatto i miei genitori e i loro genitori prima di loro, sto vendendo anch’io il loro futuro, gli tolgo l’acqua e l’aria, gli consegno un mondo in guerra, nessun passato su cui riflettere, né una coscienza collettiva, né la forza di riconoscere i diritti e lottare per essi.

Non c’è niente di male a fare un bilancio. E con buona pace di Gramsci, è quanto meno da trent’anni che siamo passati dall’avere un’economia di mercato all’essere una società di mercato: saper fare bilanci e allenare il pensiero economico non è solo una qualità, ma una necessità.
Anch’io come Gramsci vorrei ogni giorno rinnovarmi e fare i conti con me stessa, con la consapevolezza di sapere se sono dalla parte dei virtuosi o da quella degli oscurantisti; ma vivo in una società che non è più moderna perché ha perso i pilastri di riferimento e costruzione di ogni società moderna e progressista, illuminata e giusta, ciòè quelli della formazione, dell’informazione e dell’opinione.
Nessuno che viva nel mio mondo può permettersi di citare Gramsci

di meritocrazia e altre minchiate del genere

avevo scritto un lungo post arrabbiato stamattina. oggi ce l’ho con chi predica di meritocrazia, valorizzazione dei giovani e più potere alle donne e poi difende ipocritamente status gerontofili. è perché ieri ho mandato in quel lontano paese di sodimiti il direttore di una rivista locale che applica, nel provincialmente piccolo, quello che molti direttori fanno anche in grandi realtà:

  • è bravo solo lui. ovvero: gli altri esistono solo per essere disprezzati
  • fa lavorare giovani sottopagandoli e costringendoli a umilianti arringhe da incompetente su… nulla
  • pensa che le donne siano un contorno superfluo alla figa che non avrà mai
  • pubblica una rivista inutile e banale solo ed esclusivamente per agganci politici di gente della sua stessa classe: gerontofili sessantenni di una qualche cricca solidale

non ho indagato se l’unico assunto in redazione sia suo figlio o un parente diretto o un parente del finanziatore più diretto. ma non faccio fatica a crederlo. comunque, avevo scritto un lungo commento, ma faccia-libro l’ha cancellato aggiornando la pagina. poco male. mi è dispiaciuto un po’ spedire lo sfigatone sull’isola dei gerontopornofili. ma solo perché l’ho fatto per mezzo di una segretaria santa che si è trovata a dover cercare di lavorare con lui per chissà quale sventura nella vita.

così, colgo l’occasione per consigliarvi di nuovo la lettura del lucidissimo pamphlet pubblicato da Marsilio NON E’ UN PAESE PER GIOVANI. che voi facciate politica, lavoriate in qualunque settore pubblico o privato, siate nel mondo della comunicazione o dei media, conoscerete molto bene le dinamiche di cui ho scritto, ovvero l’annuncio a gran voce parallelo al tradimento sistematico della sacra triade: giovani, meritocrazia, donne.

e siccome oggi mi sento stronza stronza stronza stronza in modo assurdo, ho deciso di fare richiesta al PD per sapere se posso iscrivermi. ho saputo che ci sono dei criteri di accesso e vorrei conoscerli. magari bisogna saper fare la spaccata. magari posso ripescare le mie conoscenze del solfeggio. oppure forse devo imparare a starnutire con gli occhi aperti.
appena mi rispondono, ve lo dico. promesso!

PS: gli articoli e le proposte che ho fatto al direttore testa di rapa non vanno persi. un po’ sono già in pubblicazione in altre redazioni dove i fatti interessano per quello che sono e non per il secchiellino di saliva che possono raccogliere da spalmare sul culo giusto. e quelli più divertenti ho già iniziato a riservarli al blog, dove chi legge lo fa per scelta precisa e può anche dirmi che gli fa schifo, se gli va. e almeno sul web, anche se è pieno di imbecilli, non ci sono capi.