o la strada o la scusa

questo post l’ho scritto per il blog del Corriere della Sera.

Roger ha fatto un nuovo album. E mi ha invitato alla sua presentazione ufficiale venerdì scorso. Ma non voglio illudervi: non avrete da me alcun parere competente; per quello c’è il collega Fabio Dondelli, è lui quello che sa di musica.
Nemmeno Roger mi ha invitato per la musica, in fondo; bensì per la storia. Perché sa bene -e non è un segreto- quanto mi piacciano le storie.
E questo è il punto: Lovecraft nel Polesine (questo il titolo dell’album) è un progettone che ruota tutto intorno a una storia affascinante.
Agli inizi di tutto c’è un articolo, scritto da Roberto Leggio, autore, giornalista, sceneggiatore. Lo legge Roger, che è uno -come scrive in una delle canzoni- che la mattina fa tardi al lavoro perché legge troppo.
Nel frattempo, l’articolo diventa una sceneggiatura poi un mockumentary (un film che sembra un documentario ma invece non lo è).
E intanto, Roger raduna intorno a sé artisti e amici, li contagia all’idea di raccontare una storia che in pochi conoscono, che forse non è nemmeno vera per davvero, e di farlo con ogni mezzo a disposizione. Ne viene fuori un concept album (in estrema sintesi, un disco costruito intorno a un’unica suggestione, un lungo racconto di musica e parole) che si accompagna a un fumetto firmato da Aleksandar Zograf.
Come ho detto, non parlerò della musica, né della genesi del progetto. Per quello, ci sono quelli bravi.

Voglio invece raccontarvi di un’altra storia, di cui anche Roger ha parlato -quasi involontariamente- durante la conferenza stampa: quella di una città che da qualche anno suona diversa; e suona fortissimo.
Le parole di Roger sono state più o meno queste:
“Molti gruppi puntano altissimo, sognano il Madison Square Garden, anche se poi non ci arriveranno mai. Io invece sono contento di suonare a Brescia. E ci suono. Si può fare della gran bella musica stando qui”.

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Un momento della presentazione di “Lovecraft nel Polesine” al Carmen Town.

Non è tanto che Brescia sia meglio del Madison Square Garden; ma che i templi del divismo non siano necessariamente i luoghi della cultura. Apparire su quel palco di New York è un’ambizione legittima; ma poi, per arrivarci, bisogna tutti i giorni occuparsi di contribuire a un ecosistema culturale e performativo che prima o poi ti ci possa portare, là.
Che Brescia sia oggi una città culturalmente fervente non è solo una mia percezione.
Io però, che un po’ lavoro dietro le quinte, conosco la fatica e l’impegno, a tenere tutti uniti e trovare equi compromessi; che non è di una persona sola, ma di molte persone che si tengono lontane dalle polemiche e si mettono al servizio del territorio.
Il piano del discorso è generale, perché riguarda ogni espressione del fermento culturale che vede nella città il suo epicentro: la musica, le arti visive, la fotografia, il teatro, la danza.

"Lovecraft nel Polesine" è pubblicato da Snowdonia [snowdonia.it] e distribuito da Audioglobe [audioglobe.it]

“Lovecraft nel Polesine” è prodotto da Snowdonia [snowdonia.it] e distribuito da Audioglobe [audioglobe.it]

Non è possibile guardarsi indietro con rimpianto.
Ed è invece ora il momento di fare un salto deciso verso il futuro.
Sono fiduciosa, perché ovunque guardi, nel mondo della cultura bresciana, vedo persone a loro agio in contesti internazionali, che sono molto stimate per il merito di ciò che fanno; e che hanno le idee chiare sul futuro.
Sulla musica, quello di Roger è il primo di una serie di nuovi lavori che usciranno nelle prossime settimane. Tutti progetti complessi, dove c’è una generazione di musicisti al lavoro insieme, dove le idee e gli stili fluiscono insieme alla magia, come nel delta del Po visitato da Lovecraft.
Appuntamenti come Festa della Musica, MusicalZOO e Festa dell’Opera, così come programmazioni coraggiose come quella -per fare un nome tra i tanti- di Latteria Molloy hanno spostato parecchio più in su l’asticella della musica dal vivo. E intanto, complice l’ammirevole ostinazione di Jean Luc Stote, la nostra Festa della Musica porta avanti con tutta la potenza del suo primato una rivendicazione di fronte alla SIAE del professionismo musicale e non solo. Potrebbe non farlo; ma la cultura è quella cosa che non farai mai bene se la fai solo per te stesso, se quando sfondi una porta non la lasci aperta per gli altri.
Io che sono storicamente e intimamente legata al teatro, non posso che riporre grandi speranze nelle dichiarazioni della neopresidente CTB Baresani per un teatro al servizio del territorio e che dia spazio a una nuova drammaturgia.
Leggo con un brivido di entusiasmo (e l’ansia di non poter seguire tutto) la programmazione di Idra. E sogno di torturare il sovrintendente Umberto Angelini per sapere come riesce a costruire cartelloni come quello del Grande anche dopo essere stato nominato curatore artistico del Teatro dell’Arte (lo so, ovviamente: negli anni si è costruito una squadra da olimpiadi della cultura).
C’è anche un rifiorire di fumetti, di arti visive, di videoarte e di tutto ciò che ha a che fare con ciò che ammiriamo prima di tutto con gli occhi e che forse a MO.CA avrà una casa, che pur nell’ordine borghese della nostra cittadina perfettina mi auguro riesca a trovare il suo caos creatore.

Non volevo fare un elenco; e alla fine ci sono cascata. Ma mi fermo qui.
Perché poi sembra una letterina di natale un po’ buonista, che suona come: caro babbo natale, a sto giro prenditi pure la serata libera che noi qui ce la caviamo benissimo anche da soli.
Volevo scrivere, e non so se ci sono riuscita, che quello che dice Roger io lo capisco molto bene.
Non solo per le parole, ma per il senso di quello che racchiudono: che quando si vuole cambiare un contesto, bisogna partecipare, condividere, esserci e impegnarsi.
Se ti ritiri, se te ne vai, se rinunci, il rimpianto e il ristagno sono anche responsabilità tua.

Se volete, sostituite la parola cultura con la parola politica e rileggete questo post da capo.
Io, nell’uscire dalla presentazione di Roger per tornare in ufficio, passeggiando per le vie del Carmine ho trovato questo sui muri.
Chiamatela coincidenza.
Per me, è tutta la stessa, stupefacente storia.
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