la vergogna di chi resta

Inasmuch as life is ...

molte volte, anche dalle colonne della posta del cuore, ho consigliato di tradire. non l’ho fatto per leggerezza; né per amore dello scandalo. e ho sempre avvisato che il tradimento è tutto tranne che facile: è una confidenza fatta a uno sconosciuto, che rischia di causare alla coppia un terremoto dal quale potrebbero non esserci sopravvissuti.
ciò premesso, compiere un tradimento è anche un atto di coraggio. spesso, è anche l’unico modo per smettere di mitizzare qualcosa di irreale (una nuova passione, un amore che ci appare sconosciuto e meraviglioso) a cui ci aggrappiamo mentre accumuliamo irrazionalmente il rancore e il disprezzo per la relazione che abbiamo, per la coppia che già ci è familiare, che sentiamo di avere perfettamente sotto controllo e che ci annoia.
l’amore che quotidianamente abitiamo lo costruiamo noi.
se d’improvviso, con noncuranza e persino con spavalderia abbiamo voglia di distruggerlo, allora forse al di là del tradimento ci sono cose che stiamo evitando accuratamente di vedere. e che, una volta evasa la formalità fisica, appurato che l’intimità con un altro corpo non è né eccezionale né trascendentale, dovremo nostro malgrado affrontare.

Esther Perel è una psicoterapeuta di coppia ed è un’autrice brillante, che da anni si occupa dell’essenza del tradimento. non per stabilirne i confini (ci sono molti modi per tradire; e i più abietti non si consumano necessariamente a letto) né per capire se sia giusto oppure no.
il tradimento nelle coppie è ben più resistente del matrimonio, dice. le statistiche le danno ragione.
il tradimento non ha a che fare con il desiderio, ma con l’amore. di più: non con l’amore per l’altro, ma con quello per noi stessi. e questo accomuna traditore e tradito; che non sono vittima e carnefice, bensì due persone che pensavano di conoscersi e invece, di fronte alla trasgressione, si scoprono estranei.

fa sempre male tradire?
anche Perel, come me, pensa che questa sia una domanda sbagliata. il corpo spesso esprime i desideri della mente ben prima che quella li abbia lucidamente elaborati.
quando tradiamo, quasi sempre, lo facciamo prima di tutto verso noi stessi, verso la persona che siamo diventati ma in cui non ci riconosciamo più, che non ci piace, che non desideriamo essere.
è bello il TED di Esther Perel: liquida in poche battute i luoghi comuni, ridimensiona l’errore umano con comprensione, dà consigli pratici per evitare la catastrofe (non accanirsi sulla rivelazione dei dettagli, ma sforzarsi di capire lo stato d’animo).
e poi, anche, rivela delle nostre coppie nate nell’epoca del diritto all’autoaffermazione e alla piena felicità, un bigottismo che ci preferisce soli con il nostro orgoglio, piuttosto che comprensivi e capaci di elaborare il dolore mantenendo in vita una relazione impegnandosi a ricostruirla dopo il tradimento.

insomma: un amore nuovo non è necessariamente migliore di quello che abbiamo già. e rinunciare a una coppia è molto più facile che saperla rinnovare.
nella mia limitata esperienza, ogni traditore prima di tradire ne è lucidamente consapevole. e spesso ciò che cerca, al di là dell’infedeltà, è proprio il perdono.

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